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Valentina G. Bazzani – Writer

Tre outline originali per il nostro romanzo

Posted by on Giu 20, 2019

Tre outline originali per il nostro romanzo

Pianificare un romanzo, che ciò avvenga nella nostra testa per iscritto, è fondamentale.

E’ difficile seguire la il filo di una storia senza una traccia ben precisa. Questa traccia in gergo tecnico si chiama outline.

Ci sono tantissimi modi per costruire un outline efficace, almeno quanti sono gli autori che ne fanno uso perché il metodo di cui ciascuno di noi si serve per costruire la propria opera è assolutamente personale e può cambiare nel tempo.

Io ho provato diversi metodi di outline, è una pratica che mi diverte, vorrei suggerirvi i 3 secondo me più divertenti.

La storyboard: metodo molto utilizzato dagli sceneggiatori consiste nell’utilizzare una lavagna, una bacheca o perfino una porta (come nel mio caso) per creare la nostra storia un post-it alla volta. Potete scegliere di usare la struttura in tre atti o creare un intreccio originale, grazie alla vostra lavagna avrete la vostra storia sempre sott’occhio. Tale metodo è stato usato da grandissimi scrittori e scrittrici, come dimostra questo articolo

Lo schedario: un box in plastica trasparente normalmente utilizzato per organizzare i contatti negli uffici. Basterà convertire i divisori nei capitoli e i cartoncini nelle varie scene che all’occorrenza porteremo con noi.

Carte fabula: un mazzo di carte appositamente studiato per aiutarci a costruire le nostre storie seguendo le tappe del del viaggio dell’eroe.

Insomma, non esiste un metodo giusto e uno sbagliato. Conta solo scegliere quello che più si addice  noi, che ci ispira e ci diverte.

Perché ricordatevi che la scrittura è soprattutto questo.

Un abbraccio, alla prossima

Valentina

 

 

 

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Perché non scriverò più romance

Posted by on Giu 1, 2019

Perché non scriverò più romance

Perché non scriverò più romance.

Da un anno a questa parte ho manifestato una certa insofferenza verso il mio genere “natio” e la volontà di scrivere qualcosa di diverso, meno connotato in paletti specifici, si è fatta prepotente.

Mi sono chiesta mille volte come fare questo passaggio, ho cambiato letture e cominciato a variare trame e tematiche rivolgendo la mia attenzione sempre più alla narrativa sentimentale.

Volevo fare un salto di qualità, aprire i miei orizzonti verso un nuovo modo di narrare. Con questo intento è nato Il faro dei desideri (In)espressi. Ma ho commesso un errore grave, ho cercato di uscire dalla narrativa di genere con una storia sentimentale molto simile a quelle che scrivevo di solito e nel corso delle varie riscritture mi sono accorta che stavo tornando sempre più al romance.

E’ come aprire una porta e scoprire che è la stessa che hai varcato poco prima. Mi sentivo sconfortata perché avevo buttato un anno dietro una storia che non aveva nulla di diverso dai libri precedenti e non si avvicinava neanche un po’ al risultato che volevo ottenere. Non capivo come uscire dalla gabbia che io stessa mi ero creata. Questo mi ha fatto penare molto.

Poi, ieri mi pare, mentre ero in macchina con il mio compagno e gli stavo descrivendo una scena che mi era venuta in mente, davvero anomala per me, ho capito cosa si intende per narrativa non di genere: una storia che non si identifica in un “contenitore” specifico. In cui puoi inserire più elementi diversi senza che uno prevalga sull’altro. Basta che siano coerenti, equilibrati e coesi fra loro (come diceva la mia professoressa di italiano).

Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente. Ma per me me è stata un’illuminazione, la chiave per aprire quella gabbia.

Mentre sparavamo idee a raffica e io le appuntavo forsennatamente sul cellulare, ho realizzato che è questa la storia che voglio scrivere. Una storia senza confini di genere.

Quindi scusate se non scriverò più romance. L’amore sarà comunque presente in tutti i miei libri.

Scusate se non farò uscire il faro ma non pubblicherei mai un libro di cui non sono convinta.

Per i miei trent’anni voglio farmi un regalo: scrivere una storia che m renda FELICE e di cui essere orgogliosa. Mancano due anni. Ci riuscirò? Chi lo sa.

Ora però so qual’è la porta gusta da aprire.

 

 

 

 

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Non sono un’autrice che vende

Posted by on Mag 22, 2019

Non sono un’autrice che vende

Non sono un’autrice che vende.

Amo scrivere più di ogni altra cosa ma vivo la pubblicazione con grande ansia e detesto promuovere i miei libri.

Nella mia testa la lettura di un libro dovrebbe essere una scelta spontanea, non forzata, almeno vorrei lo fosse per i miei.

Sempre nella mia testa, la promozione è un semplice modo di far presente l’esistenza libro: il mio compito non è quello di convincere il lettore ad acquistarlo ma chiedergli, discretamente, di darmi una possibilità e se deciderà di farlo, restituirgli quella fiducia. Per questo quando lavoro sul testo cerco di infondere nella storia quell’emozione che spero accompagnerà il mio lettore fiducioso anche molto tempo dopo la fine della lettura.

Credo che provarci sia un atto dovuto.

Ma io non so se accadrà perché ogni lettore è diverso e vive la storia a modo suo. E’ un po’ come quando dico ai clienti: queste fragole sono buonissime, perché in effetti le ho assaggiate e lo erano, ma io non so se al palato di quella persona risulteranno dolci allo stesso modo, come non so se tutte le fragole sono mature al punto giusto.

Io posso solo sperare che piacciano, in modo che il cliente ritorni e ne compri delle altre.

Cerco di essere sincera, di promuovere un prodotto che ho provato io e mi è piaciuto ma non ho la certezza che valga la stessa cosa per tutti. E così con i libri.

Io non ho la certezza che il mio libro piacerà a tutti quindi mi sento sempre in imbarazzo nel consigliarlo, specie se quel testo non mi rappresenta più come quando l’ho scritto o se io, nel frattempo, sono cambiata come autrice.

Mi lascia un retrogusto amaro in bocca.

Piuttosto preferisco promuovere le idee, quelle che per ora so non cambieranno, condividere conoscenze, dare e ricevere consigli. Questo lo faccio volentieri.

Per tutti questi motivi, non sono un’autrice che vende.

Ma non chiedetemi di promuovere qualcosa che fa parte di me, della mia natura e che farei in ogni caso. Scrivo perchè amo creare storie, pubblico perché ne è la diretta conseguenza. La conclusione di un percorso. Ma se dovessi scegliere a cosa dare la priorità, sarebbe sempre la scrittura.

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