Crea sito

Valentina G. Bazzani – Writer

Intervista d’autore: Laura Costantini

Posted by on Giu 15, 2019

Intervista d’autore: Laura Costantini

Buongiorno,
riprendono le interviste d’autore e oggi abbiamo un ospite davvero speciale: Laura Costantini, giornalista e scrittrice.
Donna di grande talento e carisma, Laura è anche una autrice con un lungo percorso alle spalle, in parte condiviso con la “socia” Loredana Falcone.

1. Perché questa scelta? Cosa vi ha spinte a unire le penne e quale pensate sia il contributo alla scrittura l’una dell’altra?

A unire le nostre penne è stata la voglia di giocare con le parole e con le storie. Eravamo poco più che bambine quando abbiamo iniziato. La nostra scrittura è cresciuta con noi e, di sicuro, in modo diverso dalla mia e dalla sua. Quando scriviamo insieme prende vita un’autrice terza che non è Laura e non è Lory, è un’alchimia che ha uno stile e una valenza tutta sua.

2. Sei un’autrice a dir poco eclettica, spazi dallo storico al noir, dal fantasy al giallo ma come riesci a mantenere una tua identità nell’affrontare generi così diversi? Qual è secondo te la tua “cifra d’autrice”, quella caratteristica fondamentale presente in tutti i tuoi libri?

Credo che la “cifra” sia proprio la capacità di non lasciarmi rinchiudere in uno steccato. Un giorno ho ricevuto l’invito a seguire lezioni per imparare ad affrontare il blocco dello scrittore. Ho risposto dicendo che io ho il problema contrario. Sono stata immediatamente giudicata male. Possibile che tu non abbia mai dubbi? mi è stato chiesto. I dubbi, nel costruire una storia, sono mille e mille. Ma anche quando ho lasciato in sospeso una storia, perché aveva bisogno di altro tempo, altra vita, altra maturità, non l’ho vissuta come un blocco, una sconfitta. Scrivere mi è naturale come respirare. E pare che io sia anche abbastanza capace. Poi, ovvio, la scrittura cresce, muta, si perfeziona. Io non smetto mai di sperimentare. E di leggere. E di imparare.

3. Parlami della serie “Diario Vittoriano” il cui quarto volume uscirà per la casa editrice GoWare. Cosa ti ha insegnato questa storia e che messaggio speri tu di trasmettere con i tuoi personaggi?

Questa storia è nata quando avevo quindici anni, ho aspettato quasi quarant’anni prima di donarle il respiro che meritava. Mi ha insegnato che i sogni non vanno mai abbandonati, perché Robert e Kiran hanno atteso, dentro di me, per decenni prima di trovare la voce che meritavano. In quanto al messaggio, voglio che siano i lettori a trovarne uno. Io ho raccontato una storia d’amore, d’avventura, di luce e di buio, di gioia e sofferenza. E ho lasciato che i miei ragazzi dicessero ciò che volevano a un mondo, il nostro, che dovrebbe aver progredito rispetto all’epoca vittoriana. Invece oppone la stessa ottusità a chi non accetta confini.

 

4. Leggendo la trama di Verde Profondo, un mistery a metà strada tra il giallo e il thriller psicologico, non ho potuto far a meno di pensare al tuo lavoro di giornalista d’inchiesta. Quanto influisce sui tuoi romanzi, è la tua principale fonte ispirazione o riesci a mantenere le due cose separate?

Sono due scritture totalmente diverse. Il lavoro di giornalista mi ha insegnato a osservare con attenzione la società in cui viviamo. Ma quando scrivo narrativa sono una scrittrice e adotto uno stile che il mestiere di giornalista non consente. Quando fai cronaca non inventi, riporti. Quando fai narrativa sei tu che decidi di lasciarti prendere per mano dai personaggi e di seguirli oltre il confine tra questo mondo e il loro.

5. Chiederti quanto c’è di te nei tuoi personaggi sarebbe banale, preferisco ribaltare la tua domanda: quanto c’è di loro nella tua vita quotidiana?

Mi accompagnano, bisbigliano, spesso pretendono attenzione in momenti in cui non sarebbe opportuno. Di sicuro presto loro ascolto e non lascio mai trascorrere troppo tempo senza dar loro udienza. Sono compagni di vita e, negli ultimi anni, mi hanno assistita, sostenuta e convinta a guardare avanti. Ai miei personaggi, alle loro storie, alla mi scrittura e a quella in coppia con Lory non posso che rendere grazie. Non sono una scrittrice che si macera tra sigarette, liquori e fogli strappati. Quando scrivo, vivo e sono felice. Anche se la storia è drammatica e mi strappa lacrime.

6. Capita spesso agli autori di essere così coinvolti dalle proprie storie da “sentire” quasi gli echi nella vita reale. A te capita mai?

C’è un oggetto, un ambiente, una persona, nella tua vita di tutti i giorni che ti ricorda o ti ha ispirato uno dei tuoi personaggi? Possiedo una campana tibetana. L’ho comprata tanti anni fa, in Nepal, in una bottega in un vicolo oscuro. Non è bella, non è appariscente, non è un oggetto da turisti. È costata molto, ma ha un suono che ti riconnette con l’universo. Ecco, in quel suono c’è il seme del romanzo “Il puzzle di Dio”. Tra quelli che ho scritto con Lory è di sicuro il più amato e il più venduto. Ha una magia. Mi piace pensare che la vibrazione della campana abbia permeato quelle pagine.

7. Come di consuetudine ti chiedo i tuoi tre ingredienti per il “successo” editoriale.

Il successo editoriale non mi appartiene, ancora. Non che la cosa mi faccia soffrire. Non mi interessano le ricorrenti ironie di chi si sente arrivato e sta lì a confezionare decaloghi per riconoscere gli scrittori “veri”. Non vivo di scrittura narrativa, ma scrivere è il mio mestiere e occupa gran parte della mia vita. Ma non scalare le classifiche non mi impedisce di aver ben chiari i tre ingredienti di cui mi chiedi: una storia giusta (meglio se seriale); beccare il momento giusto perché quella storia catturi il pubblico; non cercare di confezionare a tavolino mescolando gli elementi di moda al momento. Conosco personalmente tre autori baciati dal successo: Maurizio de Giovanni, Marilù Oliva, Stefania Auci. Tutti e tre hanno saputo mettere su carta storie che sentivano dentro, creare personaggi veri e scrivere ciò che, loro per primi, amavano. Senza correre dietro alle mode del momento. Le mode funzionano se si è i primi a lanciarle. Nel momento in cui sono di fatto “mode”, sono già sorpassate.

Grazie Laura per essere stata con noi,
alla prossima intervista d’autore

Valentina

Read More

Intervista d’autore: Amneris Di Cesare

Posted by on Giu 1, 2019

Intervista d’autore: Amneris Di Cesare

Intervista ad Amneris di Cesare

Inizia oggi il ciclo di interviste d’autore che ci accompagnerà fino a luglio.

Rompe il ghiaccio in grande stile Amneris di Cesare, autrice dalla lunga carriera alle spalle, scrittrice,  editor e traduttrice. Grazie Amneris di essere qui con noi.

Scrittrice, editor e traduttrice: Amneris, sei una professionista a tutto tondo. Innanzitutto, complimenti! Come fai a conciliare i tre ruoli, a concentrarti sui testi degli autori che segui e poi staccare per tornare ai tuoi? Come si trova, in pratica, la propria dimensione e “identità d’autore”?

Premetto: sebbene viva la scrittura in tutte le sue forme con una passione quasi divorante, faccio fatica a riconoscermi in ciascuna delle qualifiche professionali che hai indicato. Sì, scrivo libri e ne ho pubblicati parecchi, ma ancora oggi definirmi “scrittrice” mi imbarazza. Forse perché considero il ruolo dello scrittore così importante e fondamentale da non credermi degna di tale “onore”? Non lo so spiegare bene, ma tant’è. Comunque sì, seguo alcuni autori con molto interesse, leggo le loro opere quando sono ancora in fase di maturazione, controllo la congruità del testo, la struttura e la credibilità dei personaggi, aiuto a sistemare le frasi, a correggere la grammatica, a snellire i periodi, a consigliare di allungare dove serve, a “mostrare” dove è necessario. Quando faccio da “beta-reader” generalmente faccio questo e molto altro, ma non edito per professione, quindi posso dirmi “editor”? Non saprei. Traduttrice: anche in questo caso, ho tradotto dall’inglese e del portoghese svariati romanzi. Ma più per amore dei testi che avevo letto in lingua originale rispetto al farne una professione stabile. Sono dunque traduttrice? Non saprei dire.

Per quanto riguarda la tua domanda, sul come faccia io a conciliare le tre cose, ti rispondo subito con un “è complicato”. Ci sono periodi dell’anno in cui non sono in grado di prendere in mano una penna e scrivere dei miei personaggi e delle mie storie, e in quel caso, vinco la sindrome da foglio bianco (che poi è più “indolenza” perché le idee ci sono, sono sempre lì, solo che non ho voglia di dedicarmici con costanza) leggendo e traducendo. Altri momenti, in cui ho come una sorta di urgenza a far uscire le mie idee dalla testa e rovesciarle sul foglio, e allora non penso ad altro. Diciamo che uso la regola del “molte idee e ben confuse”.

 

Quando ti ho conosciuta ho trovato in te, oltre che una professionista con una lunga esperienza alle spalle, un’autrice umile, sempre pronta a mettersi in gioco, agguerrita ma anche estremamente auto-critica, con una sconfinata passione per la scrittura.

Tutto questo si fa per amore, o sbaglio? Le ore passate su scalette che poi cancelleremo, personaggi che non vogliono volare. L’ansia della pubblicazione, l’onere della promozione. Come riesci ad affrontare i momenti bui ma anche quelli belli (che a volte fanno ancora più paura dei primi)?

Sicuramente tutto si fa per amore sconfinato per la scrittura. Soprattutto le ore passate a limare una storia che poi diventerà un racconto, una novella, un romanzo. Perché a parte il momento esaltante della creazione della storia e del “buttar giù” la trama, quello che c’è dopo è, ahimè, un processo assai noioso e sfibrante. La storia che hai ideato può essere valida, ma l’hai realizzata in maniera troppo riduttiva – è stato il caso di Riportami da te: un racconto per una rivista specializzata in racconti sentimentali, troppo lunga per essere pubblicata sul quotidiano, troppo corta per diventare un ebook ; ci ho lavorato per settimane, insieme a una editor bravissima e molto tosta, allungando, tagliando, rivedendo, rinforzando là dove era necessario, snellendo invece nei punti dove mi ero dilungata in modo eccessivo – e devi leggere, rileggere anche per trenta, quaranta volte lo stesso testo, e poi riscrivere per così tante volte da arrivare a odiare il testo che hai scritto e te stessa per averlo scritto. A chiederti almeno cento volte: ma chi me lo ha fatto fare? E la risposta è sempre la stessa: perché amo da impazzire la scrittura in tutte le sue sfaccettature. Per quello che riguarda l’ansia da pubblicazione, sono arrivata a un punto, dopo aver pubblicato ormai tante volte che  non mi devasta più. Sono curiosa, quello sì. Di come reagiranno i lettori – è il caso della mia prossima fatica, che dovrebbe uscire in estate: un testo un po’ diverso da quello che di solito scrivo, con tematiche e un linguaggio un po’ audaci e che forse provocherà qualche arricciata di naso – e di come saranno le recensioni una volta letto il libro. Ma è per quello che in fondo scrivo: per essere letta. E quindi va bene. Anche in caso di opinioni assolutamente negative. L’onere della promozione, lo ammetto, è davvero un peso. Riguardo invece a come si affrontano i momenti bui rispetto a quelli belli, ti dirò: fanno parte tutti del meraviglioso ruolo che la scrittura ha nella mia vita: una parte  importante ed estremamente seria. Le opinioni negative mi servono forse anche più di quelle positive per imparare e migliorare in futuro. Per il resto, chi si occupa di scrittura sa che un autore ha i suoi alti e i suoi bassi. Ho imparato a convivere con entrambi.

Parlando di pubblicazione, il 4 giungo tornerai con una novella, Riportami da te, per Delos digital, ma so che sarà solo una delle sorprese che stai preparando per noi. Ci vuoi parlare di questi progetti, cos’hanno significato per te?

Giugno è un mese pienissimo. Oltre a Riportami da te, infatti a giorni – sto ultimando proprio adesso i passaggi per la sua uscita – uscirà a breve la versione in lingua spagnola di Misterioso è il cuore, la mia seconda novella in self-publishing a cui sono particolarmente affezionata: forse una delle primissime storie che ho scritto, lievemente autobiografica – è ispirata a due grandi amici-affetti importanti nella mia gioventù, un sacerdote straordinario e un pittore davvero geniale che ormai non sono più – e online ormai da un po’ al prezzo di un caffè, è stata tradotta con mia grande soddisfazione in inglese e in portoghese. Confesso che mancava la versione in spagnolo e ci tenevo particolarmente. Una giovane traduttrice madrelingua si è offerta e ora che la traduzione è ultimata, stiamo compiendo gli ultimi passi per la sua pubblicazione. Poi c’è il romanzo new adult romance Rosa di mezzanotte che uscirà per goWare, a cura di Luigi Romolo Carrino, editor di eccezione: lavorare con lui è sempre un arricchimento professionale oltre che personale. Senza contare il progetto grande che sto ultimando e che spero di poter presto presentare ufficialmente: un romanzo corale che accompagnerà quattro bambine nell’età adulta passando attraverso gli anni ’70 e ’80 in maniera niente affatto romantica.

 

Riportami da te è una storia d’amore con protagonisti all’inizio molto giovani, ma infuso di sentimenti forti e maturi. C’è qualcosa fra le sue pagine dell’Amneris adulta, quella che forse ora vede il primo amore con sguardo più saggio, disincantato ma – come prova questa storia non privi di poesia? Cosa vorresti dire a tuoi protagonisti?

Riportami da te è ispirato anche questo ad almeno tre storie realmente accadute e in tre epoche differenti, e mira a raccontare una realtà che, pur trascorsi trent’anni e miriadi di cambiamenti sociali, molte cose ancora sono rimaste quasi fossilizzate, ferme nel tempo. Racconta infatti la storia d’amore tra Teresa e Matteo ai tempi del liceo, tenuta segreta perché il primo ragazzino di Teresa, migliore amico di Matteo, si rifiuta di accettare la fine della loro storia. Teresa condizionata da sensi di colpa e da pressioni famigliari, rinuncia al vero amore sottomettendosi ai ricatti morali della società e del ragazzo. Paradossalmente questa è una situazione che avviene anche oggi, alle soglie del 2020. Cosa direi ai protagonisti? Quello che direi ai miei figli: siate sempre sinceri verso voi stessi e coerenti. Non giocate con i sentimenti altrui ma allo stesso tempo non permettete mai che gli altri strumentalizzino  i vostri. Sincerità e coerenza sono le basi per una storia d’amore sana.

 

Una domanda che faccio a tutti gli autori con cui ho il piacere di chiacchierare nel mio piccolo salotto: tre ingredienti segreti per il “successo editoriale”.

Allora ti risponderò quando avrò raggiunto il “successo editoriale”. J

Scherzi a parte se invece vuoi chiedermi come si fa a raggiungere il traguardo di una pubblicazione con Casa Editrice Non a Pagamento e di una buona reputazione editoriale, ti rispondo che ci vuole solo una cosa: perseveranza, umiltà e fiducia. Perseveranza nell’impegnarsi per migliorare la propria scrittura, attraverso la  lettura, lo studio e lo sperimentare; umiltà nel ritenersi sempre in cammino verso una costante crescita e miglioramento; fiducia in se stessi e in ciò che si scrive.

Grazie ad Amneris per essere stata qui con noi

Alla prossima intervista d’autore.

Valentina

Read More

Intervista ai professionisti: Edy Tassi

Posted by on Feb 9, 2019

Intervista ai professionisti: Edy Tassi

Buongiorno scrittori.

Oggi abbiamo il piacere di avere come ospite Edy Tassi, scrittrice molto apprezzata dalle lettrici italiane. Quando ho proposto questa intervista a Edy avrei voluto che vertesse sul suo manuale di scrittura “Scrivere rosa” edito l’anno scorso da Editrice Bibliografica, ma poi mi sono ritrovata a passare un periodo difficile negli ultimi mesi del  2018 e ho deciso di cambiare focus intervista.

Ma prima di tutto salutiamo Edy, grazie per essere qui con noi.

 

Grazie a te, Valentina, di avermi invitata e ciao a tutti i tuoi lettori!

Come dicevo nell’introduzione, questa intervista sarà un’intervista un po’ particolare, ma tempo fa avevo letto un tuo post che mi aveva molto colpita, in cui spiegavi di aver attraversato un periodo difficile ma che alla fine nuove porte si erano aperte.Poco dopo è stata annunciata l’uscita per Emma Books del romanzo “Ballando con il fuoco”, edito precendetemente da Harper Collins. Senza entrare nei dettagli, che cosa consigli a un autore/autrice che si trova ad attraversare un periodo down della sua “carriera” e vorrebbe reinventarsi?

Una domandina iniziale di tutto riposo! Sì, il 2017 è stato un anno lavorativamente difficile. Mi sono sentita come un uccellino a cui sparano mentre sta per spiccare il volo. E quando ne parlo, non esito a paragonarlo a un lutto che ho dovuto elaborare. So che la parola lutto può suonare forte, davanti ai lutti veri, fisici, ma la verità è che quando metti tutto te stesso in un progetto, quando ci credi, quando ci speri, quando lo coltivi con cura (e gli altri attorno a te sembrano voler fare lo stesso), vederlo naufragare è davvero doloroso e ti lascia smarrito, insicuro.

Così, all’inizio, ho solo aspettato. Siamo abituati a voler rimontare in sella subito, ma a volte è meglio fare una pausa.

Perché sono convinta che il vero motore della ripresa è dentro di noi. Possono offrirci tutte le occasioni che vogliamo, ma se non ci crediamo noi, non arriviamo da nessuna parte. E questo è tanto più vero quando “il destino” sembra remare contro.

Ok, finito il discorsetto filosofico. Il mio segreto per non fermarmi e… non fermarmi.

Prima di tutto, non ho smesso di scrivere. La crisi c’è stata ma ogni volta che non scrivo mi sento in difetto verso me stessa. Quindi, anche poco, pochissimo, ma l’importante è scrivere tutti i giorni. Dieci pagine, dieci righe, dieci parole.

E poi fare un bell’elenco di quello che si sa fare e che magari, per pudore, non si è mai mostrato. Tenerselo davanti e provare a vedere se ci sono delle connessioni, dei legami. E provare a reinventarsi da lì. Allargare lo sguardo.

Ah, un’altra cosa. Io trovo che, nei momenti difficili, sia bellissimo dare. Io so tante cose sulla scrittura ma fino a poco fa me le tenevo tutte per me. Dopo quel momento di crisi ho deciso di cominciare a condividere. Post, consigli, video. E nella condivisione ho trovato un mondo di persone che la pensano allo stesso modo e che hanno reso le mie giornate più luminose, nonostante quel volo spezzato nel 2017.

 C’è stato un mai un momento in cui hai desiderato mollare tutto? Cosa ti ha convinta a insistere?

Eccome se c’è stato. Ma non ho mai mollato per un semplice motivo. Che senza libri e senza scrittura io non sarei più io. La mia passione è quella che fa di me la persona che sono. Non potrei immaginarmi a non leggere o a non scrivere più. Al punto da pensare che la cosa che mi mancherà maggiormente, quando finirò lunga e distesa in una scatola di legno o polverizzata in un barattolino, sono tutti i libri che non potrò più leggere. Renditi conto! J

Ma senza andare così lontano, non mi arrendo perché penso di avere uno scopo. Il desiderio di scrivere è nato in me da bambina, mentre leggevo. Volevo regalare agli altri le emozioni che i libri regalavano a me. E così continuo a scrivere perché è questo che mi muove. La voglia di regalare emozioni, serenità, momenti di svago.

Quanto è importante per chi vuole scrivere di professione fare un passo indietro ogni tanto e tornare all’orgine del proprio amore per la scrittura?

È importante perché serve per trovare la motivazione nei momenti no. Non ci sono motivi migliori o peggiori. Uno può voler scrivere perché vuole diventare famoso. O perché vuole vincere il premio Bancarella. O perché vuole entrare nella classifica dei bestseller di Amazon. O perché vuole diventare ricco (impossibile!). Però, siccome difficilmente le cose vanno come uno vorrebbe, allora fare un passo indietro aiuta a ritrovare una visione più obiettiva. Che non è un passo rinunciatario. È il passo indietro che fa un pittore per vedere il quadro nel suo insieme. Per ritrovare la prospettiva. Serve anche per vedere se si è imboccata la strada sbagliata. Capita. Pensi che una certa scelta sia giusta e invece non lo è. Fare un passo indietro è indice di intelligenza e sensibilità.

Blocco dello scrittore: l’hai provato? lo temi? Tre consigli per superarlo.

Lo temo moltissimo! Ho un blocco dello scrittore praticamente tutti i giorni. Se mi rassegno a non scrivere, cioè.

Quindi i miei tre consigli sono:

  • Scrivere comunque. Se l’appetito vien mangiando, il blocco si combatte scrivendo.
  • Sfogliare una rivista. Qualche buona idea, se lo si fa con occhio da scrittore, arriva sempre.
  • Una bella telefonata con un writing buddy, con cui confrontarsi e magari discutere di quel passaggio che non funziona o ci frena.

Scrittura: lavoro o vocazione?

Entrambi. Una vocazione, che dà frutti solo se la si tratta come un lavoro. Dedicando tempo, con costanza e impegno. Magari non si scriverà il capolavoro del secolo, ma sarà sempre una soddisfazione. E poi non è detto che la scrittura debba essere per forza qualcosa da mostrare. Scrivere è anche un gesto molto intimo che si può coltivare per sé, per scavarsi dentro. E chissà che da tutto quello scavare, a un certo punto non salti fuori una storia!

 Come di consueto ti chiedo tre ingrendienti secondo te indispensabili per il successo editoriale.

  • Tanta pazienza. Per qualcuno il successo editoriale arriva in un lampo. Per qualcuno non arriva mai. La pazienza se non altro rende l’attesa più sopportabile e permette di approfittare di occasioni a cui magari non avevamo pensato.
  • Scrivere scrivere scrivere. Se i lettori non hanno niente da leggere, il successo editoriale non può arrivare.
  • Spirito critico. Lo so, ci sentiamo tutti dei Wilburn Smith, delle Rowling, delle James, degli Asimov o dei Simenon. Ma non lo siamo. Quindi scrivere scrivere scrivere, pensando che si può sempre fare meglio.

Grazie Edy per esserti prestata a questa chicchierata un po’ anticonvenzionale

E grazie a voi scrittori, alla prossima

 

Valentina

Read More

Intervista ai professionisti: Sara Gavioli, Luigi Romolo Carrino, Diego Di Dio

Posted by on Gen 22, 2019

Bentrovati!

Dopo alcuni mesi questo blog riapre con una nuova veste grafica ad opera di Pamela Fattorelli, ma anche nuovi contenuti. Nella sezione blog troverete tutti gli articoli vecchi, ma ad essi si affiancheranno interviste, curiosità, articoli su corsi e le tecniche narrative che ho provato in questo periodo.

Ho deciso di rompere il ghiaccio con un’intervista che tenevo in serbo da molto tempo ma a causa di problemi personali non sono riuscita a pubblicare.

Spero possa esservi utile,

un abbraccio

Valentina

Intervista tripla: a Luigi Romolo Carrino, Diego Di Dio, Sara Gavioli 

Ieri, scorrendo la Home di Facebook, sono incappata nell’annuncio sponsorizzato di un autore/blogger/editor (non era chiaro), che offriva una specie di pacchetto “aiuto” per esordienti. Esso comprendeva: manuale fai da te per il romanzo perfetto, esercizi e una consulenza personalizzata di un’ora per una cifra non del tutto irrilevante. I consigli che forniva non erano scorretti, anzi, alcuni denotavano una certa conoscenza delle principali tecniche narrative. Il “servizio” era però presentato in una chiave molto commerciale, come se questo autore (dalla biografia ho scoperto che non si tratta di un editor, ma di un autore che ha frequentato alcuni corsi di scrittura) avesse tutte le risposte che cerco e potesse risolvere i problemi che mi impediscono di scrivere il capolavoro della mia vita.

Insomma, è possibile che qualcuno abbia davvero scoperto la ricetta perfetta per il successo editoriale? E che io me la sia persa?

Mi sono incuriosita e ho deciso di indagare un po’. Ho “googlato” il nome di questa persona e, tramite Linkedin, ho scoperto che oltre a non essere un editor e aver pubblicato solo due racconti in altrettante antologie, è specializzato in strategie marketing e SEO. Insomma, è un esperto della promozione online e sa benissimo come vendere. C’è qualcosa di male? Assolutamente no. Certo, però, che mi ha fatto venire un dubbio: e se questo manuale per il romanzo perfetto fosse solo una trovata commerciale? E se è così, è corretto dispensare agli autori esordienti consigli, consulenze e persino un manuale di scrittura a pagamento senza essere dei veri e propri “addetti ai lavori” (editor, editori, agenti, autori con una solida carriera alle spalle)?

A chi rivolgerci per dei consigli se abbiamo bisogno aiuto per il nostro romanzo? È giusto pagare per una consulenza, o per alcune “dritte” sul nostro testo?

Da semplice autrice, non so dare una risposta esaustiva a queste domande, per questo ho pensato di invitare nel mio salotto tre professionisti affermati dell’editoria: Luigi Romolo Carrino, autore, scrittore, editor e responsabile di collana per una nota casa editrice; Diego Di Dio, autore affermato, editor e agente e Sara Gavioli, editor e autrice.

A loro porrò le stesse domande, sperando che ci aiutino a dissipare la nebbia che aleggia su questo argomento.

 

Buongiorno, grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista.

1) Innanzitutto vi chiedo di presentarvi, di dirci “chi” siete. Quale è stato il vostro percorso nel mondo dell’editoria, prima da autori e poi da professionisti, e da quanti anni lavorate fianco a fianco con gli autori?

D: Anzitutto grazie.

Poi, in breve. Nasco come autore – ho sempre voluto fare lo scrittore – ma, col tempo, ho capito che mi piaceva lavorare anche sui testi degli altri. Leggerli, esaminarli, migliorarli. Quindi, dopo la laurea, ho deciso di frequentare la scuola Oblique per redattori editoriali. Ho cominciato a fare l’editor freelance, prima di mettermi in proprio con la mia agenzia. Tutto il giorno leggo e correggo i romanzi degli altri e, nel poco tempo libero che ho, continuo a scrivere i miei. In tutto ciò, sono anche docente: insegno scrittura creativa, correzione di bozza, editing e scrittura di genere. Ho quasi duecento studenti da seguire, quindi puoi capire che il tempo per scrivere si riduce a poche ore settimanali.

LC: Mi chiamo Luigi Romolo Carrino. Ho scritto un po’ di romanzi, molti racconti, tre libri di poesia, ho scritto per il teatro, la tv, la radio. Come autore sono stato selezionato per lo Strega due volte, semifinale allo Scerbanenco altre due volte. Ho esordito una ventina di anni fa e da vent’anni mi dedico all’editing.

SG: Salve e grazie per questa intervista.

Credo che ogni professionista dell’editoria parta dalla passione; siamo lettori forti, con un gusto particolare per gli inediti. Io ho iniziato con il beta-reading, pratica molto diffusa tra chi ama scrivere e quindi tende a fare amicizia con autori ancora solo aspiranti. Non saprei dire quando ho iniziato; già dall’età di quindici anni scrivevo fanfiction e ne leggevo per dare un parere, poi sono passata a dattiloscritti originali. Nel 2016, dopo essermi trasferita a Milano per cercare un “lavoro vero”, ho iniziato a seguire dei corsi professionali di editoria e redazione. L’ho fatto perché è stato questo lavoro a cercarmi, mentre io spargevo curriculum sperando di venire assunta da qualche parte. Sono stati gli autori, che continuavo a leggere e aiutare, a chiedermi di proseguire nella revisione dei testi. A quel punto ho capito che, perché divenisse il mio mestiere, sarebbe stato necessario formarmi e fare esperienza. Mi sono impegnata perché questa formazione fosse variegata ed efficace: ho frequentato corsi tenuti da realtà molto diverse tra loro (l’agenzia letteraria Herzog, l’editore indipendente Marcos y Marcos, la scuola Belleville con la docenza dell’editor Rizzoli), per poi completare il percorso con lo stage presso la Magenes, ottenuto grazie a una menzione al corso Herzog. Da allora collaboro con diverse realtà editoriali e con autori, che mi insegnano qualcosa ogni giorno, e continuo a frequentare altri corsi perché non si finisce mai di imparare.

Per quanto riguarda il mio percorso da autrice, è ancora all’inizio: al momento sono rappresentata da un’agenzia e siamo in attesa di risposte. In precedenza, il mio primo romanzo è stato pubblicato da un piccolo editore digitale.

2) Dopo aver pubblicato con successo i vostri libri, che cosa vi ha spinto a “saltare la barricata” e occuparvi dei testi altrui? Scrivete ancora o il vostro lavoro vi assorbe così tanto da aver posato la penna nera per quella rossa? 

D: La scrittura è l’amore più grande, e non verrà mai meno. Ovviamente è come un secondo lavoro, perché il lavoro di editor mi porta via gran parte della giornata e delle energie. I corsi, poi, sono diventati col tempo un impegno costante: il numero crescente di studenti mi ha obbligato a chiedere una mano a collaboratori esterni, e questa è un’evoluzione del mio lavoro che affronto con gioia. La scrittura, però, resta la mia passione primigenia. 

LC: La prima spinta è una questione di soldi. Se non vendi almeno 30-50mila copie (e io non le ‘vendo’) non sei praticamente nessuno, e quindi gli anticipi per i romanzi non sono altissimi. Tu mi dirai: be’, basta fare quattro romanzi l’anno. Quel tipo di ‘scrittore’ non sono io. Io ci metto minimo due anni per farne uno solo. Io affianco spesso gli autori che me ne fanno richiesta, da anni. Come freelance, come collaboratore di case editrici. Come freelance scelgo io con chi collaborare. Come collaboratore mi becco la qualunque. E sì, scrivo ancora – per fortuna! – e soprattutto leggo molto.

La seconda spinta è l’amore per la scrittura. Nella mia esperienza ho avuto modo di leggere libri bellissimi. Purtroppo, alcuni rimasti inediti. Ma questo è un altro discorso.

SG: In realtà, io mi sento più editor che autrice. E credo sia stato sempre così. Amo scrivere e continuo a farlo, ma in me prevale l’editor. Spero di raggiungere buoni risultati anche come autrice perché ogni esperienza fatta mi ha aiutato e mi aiuta a dare consigli sensati agli autori che seguo. Adesso, per esempio, parlo spesso nei miei video di come va con l’agenzia, di quel che succede e di cosa vivo da autrice, perché condividere esperienze reali e che mi coinvolgono direttamente mi fa comprendere di più le persone che si affidano a me per le loro opere.

3) Editor… si diventa. Ma come? Qual è il percorso formativo, quali sono le qualifiche e le competenze che una persona che voglia fare questo mestiere deve per forza avere?

LC: Non basta scrivere bene in italiano. Non basta avere competenze umanistiche. Non basta conoscere le tecniche di narrazione. Non basta studiarsi le norme redazionali, i tipi. Non basta, in pratica, possedere i ferri del mestiere. Questi elementi sono solo le basi per fare un lavoro del genere. Bisogna, poi, distinguere il lavoro che può svolgere un editor freelance con l’operato che si ‘deve’ svolgere per case editrici. Nel primo caso si ha più libertà di azione. La caratteristica principale è l’empatia. Aiutare un autore a realizzare il romanzo che ha in mente, non quello che ha in mente l’editor. Ogni autore, si spera, possiede una sua cifra di originalità, ha un suo modo di portare avanti la storia, un suo lessico, un suo modo di costruire le frasi. La sua idea. Questa la devi capire e la devi rispettare. Solo così diventi un bravo editor. Altrimenti, rischi di fare lavori tutti uguali o quantomeno lavori dove si avverte pesantemente la mano dell’editor (cosa che appunto spesso accade quando si lavora con case editrici che hanno una loro linea editoriale). Se non riesci a distinguere la tua anima di scrittore con quella di editor, è meglio che ti apri una pizzeria.

Conta l’esperienza. Al di là del lavoro che svolgo adesso, sono stato direttore di una collana di poesia, ho affiancato per anni editor più esperti di me, sono stato anche direttore editoriale di Azimut, casa editrice romana. Prima di dire “faccio l’editor” bisogna imparare il mestiere, guardando anche quello che fanno gli altri, come lo fanno. Non è che ti pigli la laurea in lettere e pensi di poter fare ’sto mestiere!

Ad esempio, con la correzione bozze – spesso confusa con la fase di editing – sono meno bravo. Ci vuole occhio, prontezza, attenzione, e quando hai lavorato tanto su un testo rischi di non vedere qualche strafalcione.

D: Ognuno ha il suo percorso e, alla fine, a parte i titoli, quello che conta è il risultato finale, la professionalità: ci sono editor famosi che non hanno mai frequentato un corso, e altri che hanno frequentato mille corsi ma non hanno quel quid che serve per fare il salto. Io, personalmente, adoro studiare e aggiornarmi sulla mia materia, perché ritengo che l’editoria sia un mondo in continuo mutamento. Spesso anche i programmi usati cambiano, quindi occorre non smettere mai di studiare.

SG: Serve tantissimo anche l’aver compreso veramente come si lavora su un testo, cosa che credo si possa imparare solo dall’esperienza pratica. Entrare in redazione, parlare con chi lavora nel campo da parecchio e lavorare sulle bozze da stagista offre la possibilità di evitare facili errori e ingenuità da principiante. Per potersi dire “editor freelance”, cioè che lavora in proprio, è indispensabile possedere una professionalità completa e solida. Non serve alcuna qualifica per potersi dire tali, dunque il rischio dell’improvvisazione è grande.

Un altro aspetto fondamentale è l’empatia: l’autore consegna all’editor una parte importante di sé, esponendo così un proprio lato fragile. Il bravo professionista è chi riesce a criticare un testo con rispetto: è una guida, un compagno, non un monarca assoluto che snatura la voce di chi ha scritto. Il rapporto che si crea è prezioso, ma complicato; insomma, si tratta dell’essere autorevoli e non autoritari.

4) Stessa domanda, ma rivolta alla figura dell’agente letterario: che cosa bisogna aggiungere alle competenze sopra elencate?

 D: I contatti, i rapporti umani e l’intraprendenza, oltre a una buona conoscenza delle case editrici e degli editor che vi lavorano. È necessario essere sempre aggiornati sul mercato, sugli editori, sulle collane, sui movimenti tellurici delle librerie, sui gusti dei lettori.

LC: Qui non so risponderti. Non ho le competenze. Non sono un agente. Tutt’al più, come è successo varie volte, segnalo a editor di case editrici un romanzo su cui ho lavorato e che mi è particolarmente piaciuto.

SG: Molta pazienza in più, di base.

No, ok, rispondo seriamente, anche se io non lavoro come agente letterario: personale qualificato, che possa interpretare una proposta di pubblicazione anche in termini legali; una conoscenza effettiva dei singoli editori e dei loro cataloghi, e degli editor di collana; una grande esperienza nel campo, altrimenti sarà dura farsi ascoltare dagli editori; infine, qualche soldo da parte per le emergenze, perché da agenti si guadagna proprio poco.

5) È giusto pagare per una consulenza editoriale? Se sì, come riconoscere un vero professionista da un promoter? Nel mare magnum editoriale quali possono essere i nostri punti di riferimento?

D: Sì, è giusto pagare tutto, secondo me, se ne vale la pena. Il problema, però, è questo: ne vale la pena? Ossia, l’editor/agente che ho di fronte è un professionista o è uno dei tanti improvvisati redattori e correttori di bozze che affollano la rete? Purtroppo il mondo dell’editoria è il regno dell’improvvisazione: conosco centinaia di persone che, dall’oggi al domani, si sono dati la qualifica di editor – perché magari gestivano un blog discretamente seguito – senza aver mai messo piede in una casa editrice, o aver mai frequentato un corso basilare in correzione di bozza. Bisogna tenere gli occhi aperti, informarsi sulla storia e sul curriculum dell’editor, e capire bene se è un professionista o un millantatore.

LC: Scusami, ma che domanda è? Se dovessi andare dal medico ti chiederesti la stessa cosa? Poi è chiaro: ci sono medici bravi e medici meno bravi. Personalmente ho fatto e faccio tanti lavori a gratis. Decido io con chi e perché. Per il resto, la professionalità si paga. Certo, essere un apprezzato scrittore non sempre si traduce in capacità da editor. Ma di sicuro qualcosa in più ne sa rispetto a chi ha pubblicato due raccontini e frequentato un paio di corsi di scrittura. Questo già aiuta a orientarsi. Poi, altra cosa: spesso leggo di agenzie, service che propongono l’editing leggero a un prezzo e l’editing completo a un prezzo più alto (e che prezzi!, tra l’altro). Ecco. Mai fidarsi di queste robe. Il testo o lo sistemi oppure no. Che vuol dire editing leggero?

Le schede di valutazione si pagano (anche qui, ad esempio, io decido se farmi pagare o meno: dipende dal tipo di lavoro che si va a svolgere; se l’autore decide di lavorare con me, la scheda non la paga; in caso contrario, sì).

SG: Rispondo prima alla domanda più facile: come riconoscere un vero professionista? Ecco: il “promoter”, chiamiamolo così, vede tutto rosa. Promette grandi risultati in poco tempo, fa mille complimenti e si limita a lusingare. Un professionista serio, invece, parla di dati concreti (che in genere non sono rosa, o comunque non sono così semplici), muove critiche argomentate e spesso fa un pochino male (ma con rispetto), arriva anche a rifiutare dei lavori se per l’autore non vale proprio la pena di investirci sopra.

Pagare per i servizi editoriali offerti da un freelance è sacrosanto, anche perché il lavoro va sempre pagato in qualsiasi ambito. Certo, bisogna scegliere con attenzione il professionista da pagare.

Il punto di riferimento è chi fa quel che promette ed è onesto nel dire anche ciò che non va bene. Chi dice “pagami e scriverai un bestseller in una settimana” sta chiaramente dicendo un’idiozia; per scrivere un bestseller occorre molto impegno, molta fatica e anche molta fortuna. Forse è difficile da accettare, però la verità è questa.

6) Quanto sono utili i corsi di scrittura?

LC: Il talento non si può insegnare. Tutto il resto sì. E “tutto il resto” ti serve proprio per mettere a fuoco l’eventuale talento che hai. Tuttavia, molti sedicenti scrittori frequentano corsi di scrittura con la speranza che il docente di turno possa poi paracadutarlo nel mondo editoriale. Pensano di sapere già tutto e non imparano nulla. Non ascoltano. Per fortuna, ci sono le eccezioni.

D: Sarò pleonastico, ma i corsi di scrittura utili sono utili. Quelli inutili sono inutili. Come distinguerli? Be’, anzitutto bisogna vedere chi li tiene: se il docente è uno scrittore affermato, un autore/editor con esperienza e pubblicazioni alle spalle, allora sì, potrà insegnarmi qualcosa. Se il corso, al contrario, è tenuto da un dilettante allo sbaraglio, no: soldi buttati. L’autore che sia desideroso di imparare dovrà, per prima cosa, consultare il cv dei docenti, e capire se avranno qualcosa da insegnargli o meno. Purtroppo sui corsi privati non c’è alcuna forma di controllo o selezione a monte: chiunque può tenerli, in teoria. È nell’intelligenza dello studente informarsi e capire a cosa sta andando incontro.

SG: Possono esserlo tantissimo o per niente, direi. Dipende dal corso e dall’autore. Se ci si aspetta di ottenere una pubblicazione pagando per il corso, si parte già con il piede sbagliato. Del resto, se sceglieremo un corso che già nella pagina di presentazione ha mille refusi… be’, c’è bisogno di dirlo?

7) L’editor è una figura professionale indispensabile per ogni autore, affermato o non. Molto spesso, però, mi viene chiesto se per pubblicare un libro non basti un beta reader/amico/famigliare che corregga il manoscritto; o se non lo possa fare l’autore stesso. Cos’è che rende il lavoro dell’editing imprescindibile per ogni libro che voglia essere pubblicato?

LC: Ecco. Il beta reader, amico, familiare. Va bene. Io lavoro con un mio editor durante la stesura del testo. È un’amica, mi conosce, sa come scrivo, i miei intenti, è capace, è utile, mi ‘corregge’ la rotta. Ma quanti ne sono in grado? L’amico, il familiare, magari ti dice bello bravo bis. Il beta reader farà qualche osservazione. Ma chi ti dice se la struttura tiene? Se il registro di quel personaggio è adeguato alla sua enciclopedia emotiva? Se una digressione è inutile in un preciso contesto, se c’è qualche cortocircuito sulla trama, se la soluzione di un conflitto regge la coerenza. Chi ti dice tutto questo? L’amico? Soprattuto, l’amico sa darti anche le indicazioni per risolvere ’ste problematiche?

Come autore, oltre a lavorare con il mio editor di fiducia, lavoro con l’editor dell’editore che mi ha scelto. Gli ultimi due romanzi miei sono stati pubblicati da E/O Edizioni e ho avuto la fortuna di lavorare con un grande editor, Claudio Ceciarelli, uno degli editor italiani più in gamba che conosco. Nonostante il mio lavoro certosino, nonostante sia editor anch’io (sulla propria scrittura non si può mettere la distanza necessaria per una valutazione imparziale!), ti garantisco che mi ha sempre scovato qualcosa che funzionava poco o che non funzionava affatto. Perché ha esperienza. Perché ha una professionalità acquisita con anni di attività. Perché ragiona in modo altro dall’autore. Se questo lavoro te lo fai da solo è come una massa che cerca di esercitare la forza di gravità su se stessa: impossibile.

Poi, dopo tutto ’sto bordello, non pago mando il romanzo ad amici scrittori che stimo e di cui mi fido, prima dell’uscita. Anche qui, arrivano dritte fantastiche.

Ora, dimmi tu: pensi che tutto questo lavoro lo possa svolgere un amico, magari anche laureato in Lettere Moderne?

Occorre svegliarsi da questi sogni. Editare un romanzo è un lavoro da professionisti.

D: Le letture amichevoli o familiari, anche se fatte da persone preparate o lettori forti, non hanno niente da spartire con un editing professionale. L’editor, quello vero, ha occhio, preparazione, talento; conosce gli archetipi della narrativa, le tecniche, le regole. E sa come e dove intervenire per migliorare uno scritto. Un editing vero è imprescindibile.

SG: Per rispondere a questa domanda dovrei scrivere un saggio. Diciamo che uno sguardo esterno (e no, non della mamma, ma di un estraneo) e competente è necessario perché nessun autore, neanche quello più bravo, è infallibile, e valutarsi da soli non funziona. Non è una questione di intelligenza: anche un editor, per quel che scrive, si fa seguire da un altro editor.

Detto questo, dobbiamo distinguere tra un editing svolto come servizio editoriale esterno e quello fatto dall’editore. Nel primo caso non si tratta di un intervento obbligatorio, ma finalizzato proprio al raggiungimento del secondo; se invece il lavoro viene svolto dalla casa editrice, si tratta semplicemente di un accompagnamento che aiuta il testo a venire accolto all’interno di un catalogo già esistente. Comunque, qui ci vorrebbe sul serio un discorso lunghissimo, non mi dilungo. Se volete, ne parlo per ore nei video.

8) Per concludere, tre ingredienti della vostra ricetta personale per il successo editoriale.

LC: Talento. Fortuna. Editore che crede in te.

D: Talento, determinazione, fortuna.

SG: Se devo essere onesta, io non credo esistano questi “ingredienti”. O meglio, ne esiste uno solo: il romanzo dev’essere valido. Può esserlo dal punto di vista meramente commerciale, oppure da quello letterario, ma dev’esserlo. Se è così (e l’editing, in fondo, punta proprio a rafforzarne la validità il più possibile), qualcosa succederà.

 

 

Grazie per esservi prestati. Spero che possa essere utile a tutti gli autori che ci leggeranno, per me lo è stato senz’altro.

 

Read More

Questo E’ Scrivere!

Posted by on Apr 23, 2018

Questo E’ Scrivere!

Qualche giorno fa Valentina mi ha chiesto di scrivere un articolo per presentare la realtà di È scrivere di cui faccio parte.
Io però vorrei fare un salto indietro e partire dalle origini, non di È scrivere, bensì del mio sogno legato alla scrittura e al mondo dei libri.
Mi sento molto vicina agli utenti di Wattpad per il semplice fatto che anche io ho iniziato dalle fanfiction e da brevi raccontini originali postati su EFP. Comunque sia, saranno cambiati i mezzi e i portali, ma trovo che ciò che spinge un autore a scrivere, quella scintilla che lo porta a pubblicare i propri scritti e a cercare il confronto, non sia cambiato, sia sempre lo stesso.
Sono passati gli anni e la mia voglia di scrittura si è trasformata in qualcos’altro, in voglia di portare alla luce i punti di forza di un testo, di aiutare gli scrittori a emergere, di lavorare dietro le quinte come una confidente, un’amica a volte un po’ dura, schietta, che cerca di far notare le cose che non vanno. Ho quindi studiato, fatto gavetta e ho iniziato sul serio a fare di questa passione una professione.
È scrivere è stato per me sia il trampolino di lancio sia il punto di arrivo, perché con questo portale sono cresciuta, mi sono formata e sono maturata come scrittrice, editor e grafica. Io e i miei colleghi abbiamo creato un forum per scrittori, una community in cui ognuno potesse porre domande e dare consigli. Siamo partiti tutti un po’ come dei beta-reader, poi noi dei Servizi Editoriali siamo andate oltre e abbiamo seguito corsi di formazione e tirocini presso realtà editoriali, salendo di fatto a un grado più alto in quanto a professionalità. Però, ecco, se non ci fosse stata inizialmente questa voglia di condivisione e di confronto, probabilmente non sarei mai stata qui a raccontarvi tutto questo.
Dunque cosa è È scrivere e perché ve ne sto parlando?
Adesso è un portale online che cerca di essere in qualche modo utile agli autori (sia per i Servizi Editoriali di cui ci occupiamo, ma soprattutto per le risorse gratuite che mettiamo a disposizione: consigli di scrittura, ebook, possibilità di far parte di un progetto editoriale di un certo calibro). Su Facebook potete trovare un gruppo in cui discutiamo di tutto ciò che ha a che fare col mondo della scrittura: concorsi, editing, dubbi. Abbiamo dato il via ad alcuni giochini creativi (come il #25parole) e a un laboratorio di scrittura, che permette agli autori di mettersi alla prova ed esercitarsi. Insomma, noi la volontà ce la mettiamo tutta, ma non saremmo nessuno senza gli autori che hanno scelto di seguirci. Perciò, se avete voglia di farvi un giro e di interagire con noi, ci trovate qui:
http://escrivere.com/
http://escrivere.com/i-servizi-editoriali-di-escrivere-com/
https://www.facebook.com/groups/536668809830366/

E ora mi piacerebbe presentarvi un po’ il nostro lavoro. Cos’è un editing? Com’è organizzato? Cosa bisogna sapere prima di prendere in considerazione un intervento di questo tipo?
Parto col dire che un editing è un lavoro che va fatto in due. Non è un processo che riguarda solo ed esclusivamente l’editor, non è niente di così semplice. Un editing va affrontato insieme. Autore e professionista devono lavorare in tandem, confrontarsi, discutere, trovare soluzioni che soddisfino l’autore e che risultino anche corrette/interessanti da un punto di vista narrativo. L’autore deve avere la consapevolezza (e la voglia) di riprendere in mano la propria storia, di curarla quasi fosse un paziente malato. Il manoscritto può avere una malattia lieve, che passa con pochi accorgimenti, o può necessitare di un intervento chirurgico. Ma se manca la voglia di mettersi in gioco non si va da nessuna parte.
Mi è capitato più di una volta di aver a che fare con autori che mi dicevano: “Fai tu”. “Ma c’è questo capitolo da riscrivere!” rispondevo io, però loro imperterriti pretendevano che me la vedessi io. Bene, lasciate che vi spieghi una cosa: un editor NON è uno scrittore (o un ghostwriter). Lo scrittore, l’autore della storia siete voi, i personaggi sono i vostri, la trama è la vostra. Un editor è una guida, è un consigliere. Interviene a gamba tesa su grammatica, ortografia e sintassi (e su quella non si discute, tranne nei casi che vanno “a gusto”), ma tutto il resto sta a voi. Un editing è sì un processo linguistico, ma anche contenutistico. Siete voi autori che dovete seguire l’editor nel percorso di crescita e di taglio e cucito del manoscritto, siete voi che dovete riscrivere una scena per renderla più frizzante se la scena in questione non funziona. Alla fine siete voi a metterci la faccia e il nome, quindi dovete esserne gli autori effettivi al 100%, dovete esserne orgogliosi. Il libro che uscirà sarà la vostra creatura, non deve essere opera di qualcun altro.
Dunque un editing è un percorso complesso, che si compone di più fasi. Vi è la parte linguistica, ma soprattutto vi è quella strutturale/contenutistica in cui ci si preoccupa di mettere in luce i difetti di trama, i passaggi poco chiari, la caratterizzazione dei personaggi, i salti logici e tanto altro. È un percorso in più step (giri di bozze) che si fa insieme all’editor. Per svolgere un buon editing è necessario non solo segnalare gli aspetti positivi e correggere gli eventuali errori strutturali del romanzo, ma anche rispettare lo stile dell’autore senza stravolgerlo.
Un buon servizio di editing comprende minimo due o tre giri di bozze. Noi di È scrivere offriamo anche la possibilità di essere seguiti da due editor, tutto dipende dalle richieste dell’autore (se vuole due pareri professionali o se ne preferisce uno solo).
Il confronto con l’autore è alla base di ogni lavoro di questo tipo. Io cerco di adattarmi alle esigenze di ogni cliente, con alcuni scambio email su email, altri li sento su facebook, altri ancora per telefono. Mi adeguo, cerco di essere disponibile al dialogo, perché alla fine l’autore deve essere soddisfatto e anche io editor devo essere orgogliosa del lavoro svolto insieme, devo sapere

 

liadi aver immesso sul mercato un prodotto di qualità.
Come capire se un editor fa per voi? Chiedete SEMPRE una prova gratuita prima di iniziare la revisione. Noi di È scrivere, ad esempio, la offriamo sulle prime 5 cartelle del manoscritto.
Infine, non c’è solo editing… Gli autori lo sanno benissimo: non esiste solo l’editing, ma pure la copertina ha la sua importanza, così come l’impaginazione e la promozione.
Io sono anche una grafica (ho diversi corsi formativi alle spalle e un bel po’ di esperienza: ho realizzato materiale pubblicitario per la Camera dei Deputati, ad esempio); la mia collega Lucia (Silver) segue corsi di marketing e si tiene aggiornata leggendo libri a tema, inoltre si occupa del nostro Ufficio Stampa ed è una traduttrice laureata in linguistica; la mia collega Nerina è specializzata in scrittura creativa (con tanto di corso alla Holden). Ecco, come collettivo cerchiamo di dare all’autore un servizio a 360° per pubblicare un prodotto “libro” di valore. Quindi, se volete venirci a trovare e interagire con noi, ora sapete come lavoriamo.

Per concludere, vorrei riproporvi un articolo redatto proprio per È scrivere contenente le 20 cose da NON fare quando si scrive. E, se avete domande, non siate timidi. Risponderò a tutti 

LINK: http://escrivere.com/89598/approfondimenti/scrittori-e-cattive-abitudini-le-20-cose-da-non-fare/

CHI SONO:
Sono un’editor e una grafica di esperienza pluriennale. Ho collaborato e tuttora collaboro con diverse realtà editoriali. Web master e web designer, possiedo certificazioni SEO e in marketing digitale. Completano il quadro un lungo elenco di certificazioni come editor, redattore, correttore bozze e grafico conseguite al termine di corsi specifici. Alcune collaborazioni (passate e presenti): È scrivere, Istituto Armando Curcio, Teseo Editore, ISIA Roma Design, Scuola Nuova, Edizioni Epsil, Triskell Edizioni, Centro Culturale Averroè, ACMID Donna Onlus.

Read More

S.O.S autori: un nuovo servizio per aiutarvi a realizzare i vostri progetti editoriali.

Posted by on Apr 21, 2018

S.O.S autori: un nuovo servizio per aiutarvi a realizzare i vostri progetti editoriali.

S.O.S autori: un nuovo servizio per aiutarvi a realizzare i vostri progetti editoriali

Quante volte durante la stesura di un libro ci sentiamo persi? Quante volte abbiamo un’idea per un romanzo che ci sembra vincente, ma non sappiamo come svilupparla?

Siamo soli di fronte al foglio bianco. Bloccarsi è facile.

Più difficile è trovare delle soluzioni “in itinere” che ci permettano di completare la stesura in modo sereno, senza essere costretti a riscrivere tutto in fase di editing.

In genere gli editor intervengono quando il testo è finito ed è ormai difficile lavorare sulla voce dell’autore, indirizzarla al fine di farla emergere in tutta la sua potenza.

Antonella Monterisi, editor e grafica editoriale (http://www.amservizieditoria.com/) si è interrogata su questo problema e qualche giorno fa mi ha chiesto di testare un nuovo servizio che intende offrire agli autori.

Di che cosa si tratta?

Di una consulenza su Skype, in cui l’autore potrà esprimere i propri dubbi, chiedere consigli specifici e ottenere risposte immediate su un testo o sulla propria scrittura in generale.

Da dove si parte?

Antonella per poter meglio condurre questa chiacchierata mi ha chiesto di visionare prima il progetto sul quale stavo lavorando. In modo da avere già un’idea precisa del mio lavoro e potermi dare consigli più mirati.

La mia esperienza:

La chiacchierata è durata circa un’ora e mezza, un po’ più del previsto. Siamo partite dal progetto della mia storia, da ciò che la convinceva o non convinceva, per poi analizzare nel dettaglio i vari elementi: la trama, i personaggi, l’ambientazione e la struttura. Mi sono stati dati spunti di riflessione utili non solo riguardo a quest’opera ma anche su altri progetti aperti, allargando il discorso fino a parlare dello stile e della mia voce come autrice.

Ho trovato la consulenza davvero illuminante, tant’è che ho deciso di seguire i consigli dati e mettermi subito al lavoro. Per me è stato un confronto molto utile che ha chiarito diversi dubbi e soprattutto mi ha fatto capire quanto fosse diversa la visione che avevo della mia scrittura rispetto a come appare dall’esterno, sia agli addetti ai lavori che ai lettori stessi.

A chi consiglio questo servizio?

  • ad autori esordienti che hanno dubbi/problemi specifici su un testo in corso d’opera.
  • ad autori che hanno un’idea in mente, magari anche abbastanza complessa, e non sanno come svilupparla nella pratica.
  • ad autori che vogliono lavorare a monte sul proprio testo e non possono investire su un editing.
  • a chi ha semplicemente bisogno di consulenza.

 

Io vi consiglio di approfittare di questo nuovo strumento, decisamente più economico di una scheda di valutazione o di un editing (a meno che l’editor non debba valutare l’intero romanzo prima della chiacchierata su Skype) che può darvi un aiuto concreto nella realizzazione dei vostri progetti editoriali.

 

 

Read More