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Valentina G. Bazzani – Writer

Intervista d’autore: Laura Costantini

Posted by on Giu 15, 2019

Intervista d’autore: Laura Costantini

Buongiorno,
riprendono le interviste d’autore e oggi abbiamo un ospite davvero speciale: Laura Costantini, giornalista e scrittrice.
Donna di grande talento e carisma, Laura è anche una autrice con un lungo percorso alle spalle, in parte condiviso con la “socia” Loredana Falcone.

1. Perché questa scelta? Cosa vi ha spinte a unire le penne e quale pensate sia il contributo alla scrittura l’una dell’altra?

A unire le nostre penne è stata la voglia di giocare con le parole e con le storie. Eravamo poco più che bambine quando abbiamo iniziato. La nostra scrittura è cresciuta con noi e, di sicuro, in modo diverso dalla mia e dalla sua. Quando scriviamo insieme prende vita un’autrice terza che non è Laura e non è Lory, è un’alchimia che ha uno stile e una valenza tutta sua.

2. Sei un’autrice a dir poco eclettica, spazi dallo storico al noir, dal fantasy al giallo ma come riesci a mantenere una tua identità nell’affrontare generi così diversi? Qual è secondo te la tua “cifra d’autrice”, quella caratteristica fondamentale presente in tutti i tuoi libri?

Credo che la “cifra” sia proprio la capacità di non lasciarmi rinchiudere in uno steccato. Un giorno ho ricevuto l’invito a seguire lezioni per imparare ad affrontare il blocco dello scrittore. Ho risposto dicendo che io ho il problema contrario. Sono stata immediatamente giudicata male. Possibile che tu non abbia mai dubbi? mi è stato chiesto. I dubbi, nel costruire una storia, sono mille e mille. Ma anche quando ho lasciato in sospeso una storia, perché aveva bisogno di altro tempo, altra vita, altra maturità, non l’ho vissuta come un blocco, una sconfitta. Scrivere mi è naturale come respirare. E pare che io sia anche abbastanza capace. Poi, ovvio, la scrittura cresce, muta, si perfeziona. Io non smetto mai di sperimentare. E di leggere. E di imparare.

3. Parlami della serie “Diario Vittoriano” il cui quarto volume uscirà per la casa editrice GoWare. Cosa ti ha insegnato questa storia e che messaggio speri tu di trasmettere con i tuoi personaggi?

Questa storia è nata quando avevo quindici anni, ho aspettato quasi quarant’anni prima di donarle il respiro che meritava. Mi ha insegnato che i sogni non vanno mai abbandonati, perché Robert e Kiran hanno atteso, dentro di me, per decenni prima di trovare la voce che meritavano. In quanto al messaggio, voglio che siano i lettori a trovarne uno. Io ho raccontato una storia d’amore, d’avventura, di luce e di buio, di gioia e sofferenza. E ho lasciato che i miei ragazzi dicessero ciò che volevano a un mondo, il nostro, che dovrebbe aver progredito rispetto all’epoca vittoriana. Invece oppone la stessa ottusità a chi non accetta confini.

 

4. Leggendo la trama di Verde Profondo, un mistery a metà strada tra il giallo e il thriller psicologico, non ho potuto far a meno di pensare al tuo lavoro di giornalista d’inchiesta. Quanto influisce sui tuoi romanzi, è la tua principale fonte ispirazione o riesci a mantenere le due cose separate?

Sono due scritture totalmente diverse. Il lavoro di giornalista mi ha insegnato a osservare con attenzione la società in cui viviamo. Ma quando scrivo narrativa sono una scrittrice e adotto uno stile che il mestiere di giornalista non consente. Quando fai cronaca non inventi, riporti. Quando fai narrativa sei tu che decidi di lasciarti prendere per mano dai personaggi e di seguirli oltre il confine tra questo mondo e il loro.

5. Chiederti quanto c’è di te nei tuoi personaggi sarebbe banale, preferisco ribaltare la tua domanda: quanto c’è di loro nella tua vita quotidiana?

Mi accompagnano, bisbigliano, spesso pretendono attenzione in momenti in cui non sarebbe opportuno. Di sicuro presto loro ascolto e non lascio mai trascorrere troppo tempo senza dar loro udienza. Sono compagni di vita e, negli ultimi anni, mi hanno assistita, sostenuta e convinta a guardare avanti. Ai miei personaggi, alle loro storie, alla mi scrittura e a quella in coppia con Lory non posso che rendere grazie. Non sono una scrittrice che si macera tra sigarette, liquori e fogli strappati. Quando scrivo, vivo e sono felice. Anche se la storia è drammatica e mi strappa lacrime.

6. Capita spesso agli autori di essere così coinvolti dalle proprie storie da “sentire” quasi gli echi nella vita reale. A te capita mai?

C’è un oggetto, un ambiente, una persona, nella tua vita di tutti i giorni che ti ricorda o ti ha ispirato uno dei tuoi personaggi? Possiedo una campana tibetana. L’ho comprata tanti anni fa, in Nepal, in una bottega in un vicolo oscuro. Non è bella, non è appariscente, non è un oggetto da turisti. È costata molto, ma ha un suono che ti riconnette con l’universo. Ecco, in quel suono c’è il seme del romanzo “Il puzzle di Dio”. Tra quelli che ho scritto con Lory è di sicuro il più amato e il più venduto. Ha una magia. Mi piace pensare che la vibrazione della campana abbia permeato quelle pagine.

7. Come di consuetudine ti chiedo i tuoi tre ingredienti per il “successo” editoriale.

Il successo editoriale non mi appartiene, ancora. Non che la cosa mi faccia soffrire. Non mi interessano le ricorrenti ironie di chi si sente arrivato e sta lì a confezionare decaloghi per riconoscere gli scrittori “veri”. Non vivo di scrittura narrativa, ma scrivere è il mio mestiere e occupa gran parte della mia vita. Ma non scalare le classifiche non mi impedisce di aver ben chiari i tre ingredienti di cui mi chiedi: una storia giusta (meglio se seriale); beccare il momento giusto perché quella storia catturi il pubblico; non cercare di confezionare a tavolino mescolando gli elementi di moda al momento. Conosco personalmente tre autori baciati dal successo: Maurizio de Giovanni, Marilù Oliva, Stefania Auci. Tutti e tre hanno saputo mettere su carta storie che sentivano dentro, creare personaggi veri e scrivere ciò che, loro per primi, amavano. Senza correre dietro alle mode del momento. Le mode funzionano se si è i primi a lanciarle. Nel momento in cui sono di fatto “mode”, sono già sorpassate.

Grazie Laura per essere stata con noi,
alla prossima intervista d’autore

Valentina

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Le fasi del processo creativo

Posted by on Giu 11, 2019

Le fasi del processo creativo

Le fasi del processo creativo sono essenzialmente tre:

  • Braninstorming
  • Progettazione
  • stesura

A cui poi ovviamente si aggiungono la revisione e l’editing.

Ognuno di noi affronta questi step in modo diverso, ma ciascuna di esse ha delle caratteristiche peculiari.

Il brainstorming è quel periodo più o meno lungo, in un cui un autore cerca di “catturare” le idee. In genere la scintilla è già scattata e noi stiamo provando a focalizzarle gli aspetti principali della storia, dai personaggi all’ambientazione. Come ho scritto una volta nel gruppo Facebook “Parlando e Scrivendo”: “l’ispirazione viene da fuori, l’originalità da dentro”.

Cosa significa? che un romanzo nasce quando qualcosa di cui facciamo esperienza tocca la nostra sensibilità. Questo è il fulcro di tutto, ciò che dà vita alla “magia” insita in ogni libro: il connubio fra ispirazione e originalità.

Se l’originalità è una capacità del tutto innata, l’ispirazione si può favorire attraverso la lettura, la musica, la fruizioni di film e serie tv, tutto ciò che sia narrare…ma non dimenticatevi che la nostra stessa vita è una storia. Quindi il modo migliore per sollecitare l’ispirazione è vivere e impregnare di quel vissuto i nostri testi (non per forza in forma autobiografica).

Dopo alcuni mesi (forse più forse meno) la nostra idea è formata, iniziamo subito a scrivere?

Beh, c’è chi lo fa perché sente di avere le idee chiare e non ha bisogno di approfondire ulteriormente lo studio degli elementi della storia. Questo può capitare se si è molto sicuri di quello che si vuole scrivere o si si è autori esperti, con un metodo già consolidato.

Faccio una premessa a questo punto: ci sono autori che durante la fase di brainstorming pensano così bene il proprio romanzo (senza magari bisogno di scrivere niente) che finita questa sono già pronti per la stesura.

Altri che sentono il bisogno di soffermarsi su alcuni aspetti scrivendo scalette o schede personaggi.

Io credo però che per tutti i romanzi ci sia una fase di progettazione, che sia scritta o mentale, consapevole o inconsapevole. Perché non si può scrivere una storia se non si hanno le idee chiare.

Poniamo caso che noi vogliamo stendere un progetto completo e scritto della nostra storia, cosa inseriamo?

A questo argomento sarebbe il caso dedicare un articolo a parte. Per il momento vi posso dire quali sono gli elementi fondamentali per me:

  • idea ( e tutto quella che a essa si riferisce, quindi anche il messaggio alla base del vostro libro)
  • trama (sia trama estesa che sinossi)
  • struttura (in genere divisa in tre atti)
  • personaggi
  • ambientazione (word building)
  • ouline (scaletta dei capitoli e delle scene)

Molti identificano l’outline come il progetto stesso, mentre io preferisco separarli, ma è una scelta personale.
Tutti questi elementi sono concatenati fra loro, se nel progetto li analizzeremo separatamente in fase di stesura sarà necessario metterli in relazione l’uno con l’altro, dovranno muoversi insieme.

La stesura:

se abbiamo svolto una corretta progettazione dovrebbe essere la parte più “facile” e divertente del lavoro, anche qui però cambia molto da autore ad autore. Può durare da pochi mesi ad anni, non ci sono regole.

Seguono la revisione e l’editing.

Ritengo sia importante rileggere il testo, fare una prima correzione a caldo, poi lasciarlo decantare un paio di mesi ed inviarlo a un editor. Questo vi consentirà di consegnare un testo con una prima rifinitura ma ancora “lavorabile”.

Questi sono tutti argomenti che avrebbero bisogno di maggiore spazio, ma spero per il momento di esservi stata utile.

un abbraccio

 

Valentina

 

 

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Case editrici Vs Self

Posted by on Giu 10, 2019

Case editrici Vs Self

Buongiorno, con questo articolo riprendere la programmazione regolare degli articoli legati al gruppo facebook “Parlando e scrivendo”.

Mi scuso per l’assenza della scorsa settimana.

L’argomento oggi è di quelli spinosi: case editrici o self publishing?

Parto con il dire che la domanda contenuta nel titolo è retorica e vuole essere anche un po’ una provocazione. Non esiste in realtà, una scelta migliore di un’altra, entrambe le strade posso essere valide e hanno i loro pro e i loro contro. Ciò che fa la differenza infatti non è la forma di pubblicazione, ma l’autore stesso.

Ci sono autori e autrici che si trovano a loro a agio nel self e non hanno problemi a curare personalmente ogni aspetto della realizzazione del loro libro e altri che invece preferiscono avere alle spalle una casa editrice e poter contare su un team di professionisti, a scapito forse un po’ della libertà di iniziativa.

E poi c’è chi non si identifica nessuna delle due categorie sopracitate, ma passa agevolmente dalle case editrici al self a seconda del testo del periodo in cui si trovano.

Sarà capitato anche a voi di sentire l’aggettivo “ibrido” associato a questi autori, magati usato in tono un po’ altezzoso da chi ha scelto di pubblicare solo in self o solo con casa editrici.

Io credo che questi discorsi non debbano neanche esistere. Non c’è niente di male nel passare da un tipo di pubblicazione all’altra. Sperimentare è importante per trovare la propria identità come autori. Qualsiasi tipo di recriminazione verso una scelta del tutto personale e soggettiva, è solo un facile appiglio per attaccare il lavoro altrui, a mio parere.

E questo non è mai un bel biglietto da visita.

Quindi il problema non è scegliere cosa sia meglio fra editrici o self, il punto sta nel capire quale sia la collocazione più adeguata per quel testo in quel dato momento della vostra carriera, tenendo conto della storia, del genere, dell’andamento di mercato ma soprattutto della vostra “dimensione d’autore”. Chiedetevi: come posso arrivare più facilmente ai lettori?

Fate un elenco dei pro e dei contro poi mettete tutto su una bilancia.

Ma per favore, lasciate pregiudizi e opinioni altrui fuori da questa scelta. Perché sarete solo voi alla fine a farne le spese.

Non esitono pubblicazioni di serie A o di serie B. Ma solo libri (a nostro parere) “belli”, cioè di un livello qualitativo che ci soddisfa, e libri “brutti”.

Il contenitore, in fondo, non può cambiare il contenuto.

Spero che questo articolo, nella sua semplicità, possa esservi utile.

Grazie

 

Valentina

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